“Dalla clausura forzata di Viterbo alle regole moderne: storia, segreti e stranezze del conclave per eleggere il Papa”

Il conclave è il processo con cui si elegge un nuovo papa e prende il nome dal latino cum clave (“sotto chiave”), indicativo della clausura imposta ai cardinali elettori. La sua origine formale risale al 1274, dopo il lunghissimo stallo di 33 mesi a Viterbo tra il 1268 e il 1271, causato da forti divisioni politiche. Per forzare una decisione, le autorità locali arrivarono a scoperchiare il tetto del palazzo dove erano riuniti i cardinali. Alla fine fu eletto Gregorio X, e da allora vennero stabilite regole severe: isolamento totale, pasti frugali dopo cinque giorni e minaccia di scomunica per contatti esterni.

Nonostante queste regole, nei secoli le pressioni politiche continuarono, come dimostrato dal “diritto di esclusiva” usato dalle potenze cattoliche per porre veti su certi candidati, prassi abolita de facto nel 1903. Nel tempo, varie riforme hanno aggiornato il processo: Paolo VI ha escluso dal voto i cardinali over 80 e Giovanni Paolo II ha sancito che il conclave si svolga sempre nella Cappella Sistina, eliminando vecchi metodi come acclamazione e compromesso. Oggi l’unica modalità ammessa è lo scrutinio segreto, con possibilità di ballottaggi; se dopo 30 votazioni non si raggiunge un risultato, basta la maggioranza semplice per eleggere il nuovo Papa. Tra i cardinali veneti che entreranno in conclave ci sono i veronesi Claudio Gugerotti e Mario Zenari, e i vicentini Fabio Baggio e Pietro Parolin, già Segretario di Stato fino ad aprile 2025.