News

LE PIETRE MILIARI DELLA MUSICA, DA RI SCOPRIRE IN QUESTI GIORNI.REMAIN IN LIGHT (1980) – TALKING HEADS

Pietra miliare già dalla copertina. Un’immagine che diventa storia miscelando fotografia e computer grafica. Quattro cyber-stregoni africani fissano in modo per nulla rassicurante chi la prende in mano incuriosito. Maschere tribali sovrapposte ai volti dei quattro. Immagine spettrale ed enigmatica che ben anticipa il sound dell’album. Dietro al progetto musicale la mente di David Byrne che incontra e si allea con quella del produttore, Brian Eno. Per uno dei dischi più innovativi di sempre, apice del percorso cha dal loro funk cerebrale va a miscelarsi con il genio di Eno.

E’ il loro quarto album e quadratura del cerchio di uno straordinario percorso iniziato quattro anni prima. Vero segnale dell’ingresso nel nuovo decennio. I Talking Heads, rampolli della buona borghesia, nascono nel fenomenale calderone della New York dei secondi anni ’70 con base al CBGB’s nella Lower East Side. Della proficua nidiata, Television, Patti Smith Group, Blondie, Ramones, David Byrne & soci sono quelli che hanno più visione perché hanno meno radici. Non avendo legami né con il blues né con il rock’n’roll, sono attratti dal lato artistico e sperimentale della new wave. Arrivano ben presto a sonorità sconosciute e innovative, nei territori della world music. “Remain In Light”, pubblicato sul finire del 1980, rappresenta la punta più avanzata di tutto il rock, un album che cambia la storia del rock.

Terre prima inesplorate. Uno dei quei rari momenti in cui c’è una intuizione del futuro. Una pre-visione. “Remain” è il suono di un’orchestra funk di un futuro indefinibile e definito, perfetta sintesi fra nevrosi urbana occidentale e primordialità africana. Una fusione tra new-wave, funk, dance e musica tribale africana. I testi analizzano il rapporto tra l’uomo contemporaneo e la società in movimento. Appoggiate su basi ossessive le parole scorrono come in un incubo. Innovazione e sperimentazione nella composizione, negli arrangiamenti, nel suono, nella vocalità. Apre le danze “Born Under Punches (The Heat Goes On)”, atmosfera da giungla e ritualità indigene a ritmo di funk. La tensione sale con “The Great Curve” mentre la leggerezza di “Once In A Lifetime” porta un po’ di sollievo, forse la più celebre canzone dei Talking Heads. “Houses In Motion” il reggae declinato nel linguaggio della new wave newyorkese. “Listening Wind” è il pezzo più psichedelico, ballata oscura e intimista. La chiusura è affidata alla lugubre “The Overload”. “Remain In Light” ha appena compiuto i 40 anni. Per attualità, potrebbe ancora dover uscire.

No Comments

    Leave a Reply