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LE PIETRE MILIARI DELLA MUSICA, DA RI SCOPRIRE IN QUESTI GIORNI. HEJIRA – JONI MITCHELL (1976)

di Pietro Bortolozzo

Tutto di questo disco, uscito verso la fine del 1976, è straordinario. A cominciare dalla copertina: tinte sfumate di bianco e di nero, come in un mosaico, in primo piano una sofisticata lady, attraversata da desideri di viaggio e di avventure, sullo sfondo un paesaggio invernale.

Il termine Hejira indica, nella storia, l’emigrazione di Maometto dalla Mecca a Medina. Nella visione poetica della Mitchell egira diventa il viaggio intrapreso alla ricerca di un simbolico rifugio che la strada può offrire. È il diario di un viaggio realmente fatto in auto “coast to coast” e ritorno: le grandi distese, i cieli e i deserti ma anche pieno di simbolismi. I ricordi del matrimonio fallito, degli amanti lascati alle spalle e incontrati “on the road” o di Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione che scomparve in cielo durante la trasvolata dell’Atlantico. Un bellissimo dipinto monocromo dove la chiave di lettura e d’interpretazione è il viaggio dell’artista all’interno di se stessa, la necessità di allontanarsi per poi ritrovarsi. Un album dalle sonorità sfumate e ipnotiche, molto avvolgente, con arrangiamenti raffinatissimi in cui il basso di Jaco Pastorius, dei Weather Report, aggiunge ulteriore magia e segna il suo avvicinamento al jazz per un nuovo sound della Mitchell.

Hejira è l’album più omogeneo nella sua produzione discografica, quello della raggiunta maturità: il capolavoro assoluto di un’artista elegante e raffinata. Uno dei dischi fondamentali. Diventa disco d’oro in sole 3 settimane dalla sua pubblicazione  (novembre 1976) salutato con entusiasmo dal pubblico e dalla critica.

 

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