20 Febbraio 2014:
L’essere umano cerca dolcezza

Se provate un’attrazione fatale per i sapori dolci e questo vi porta magari a litigare con la bilancia, consolatevi: non è tutta colpa vostra. Il genere umano prova un’attrazione spontanea nei confronti dei cibi che hanno questo gusto: fin dai tempi più remoti gli uomini hanno cercato la dolcezza prima nei frutti, poi nel miele, che fu per lunghissimo tempo il principe assoluto del “dolce”, e più recentemente nello zucchero.
Insomma, tra umanità e dolcezza c’è un legame atavico che si ripropone attraverso i secoli, i continenti e perfino le culture e le religioni. Come racconta il libro, “Il dolce, il piacere del gusto nella storia”, pubblicato da Aboca Edizioni e scritto da Ettore Franca, docente di Tecnologia degli alimenti e giornalista, e Alfredo Taracchini Antonaros, gourmet, romanziere e studioso del cibo come elemento di cultura, tra umanità e dolcezza c’è un legame atavico che si ripropone attraverso i secoli, i continenti e perfino le religioni.

Come racconta il libro, le prime esperienze di apicoltura risalgono addirittura a 9.000 anni fa, in alcune zone dell’Africa. Perché lo zucchero si affermi in Europa, bisogna invece aspettare il XVI secolo. Prima di questa data lo zucchero era già utilizzato come medicinale, a partire dai tempi delle Crociate. Fu portato dagli Arabi, che lo conoscevano bene già dal VI secolo. Le fonti di dolcezza nella storia non si limitavano al miele e allo zucchero, ma comprendevano anche lo sciroppo d’acero, la manna, lo zucchero di stevia, quello di mais, la sapa, la melassa, i datteri e gli zuccheri di palma, il malto, il succo d’agave, e alcuni frutti come i fichi e l’uva.

Ma anche la dolcezza, sottolinea ancora il libro, ha un suo lato oscuro: secondo la Cia, infatti, Al Qaeda trarrebbe profitti e finanziamenti dal controllo di una catena internazionale di produzione e vendita del miele. Inoltre “l’odore e la consistenza del miele rendono facile nascondere armi e droghe nei carichi da spedire”. Per quanto riguarda la nostra vita quotidiana, invece, il rischio più grande che corrono gli innamorati dei sapori zuccherini, sta tutto nel proverbiale “ciccia e brufoli”.

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